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L'INFANTICIDIO IN FAMIGLIA
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L'INFANTICIDIO IN FAMIGLIA


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L'INFANTICIDIO IN FAMIGLIA - Antecedenti, correlati psicopatologici e dinamiche familiari

 

di Katia Palazzolo

Edizioni E-book Circolo Virtuoso

Data pubblicazione: 30 Ottobre 2013

ISBN: 978-88-97521-56-3

Pagine: 104

Prezzo: € 6,00




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Abstract

 

In questi ultimi anni la cronaca nera italiana si è molto occupata dei delitti avvenuti entro le mura domestiche, soprattutto nei casi di vittime minorenni. Il presente saggio nasce dall’intento di porre chiarezza sulle dinamiche e sui fattori di rischio alla base di comportamenti così problematici e distruttivi e di andare oltre la spettacolarizzazione mass-mediatica che, solitamente, ne viene fatta.





Introduzione

 

 

“Di botto mi si è bloccata la testa…

Ho preso un sacchetto di plastica

                                                         e gliel’ho messo in testa…

Forse gli ho stretto ancora il collo…

Cose assurde… Poi l’ho stesa sul letto

e la toccavo per sentire se era fredda o ancora calda…

Poi la accarezzavo e le dicevo:

 «Preparami un posto dove stai andando»”.

 

Una madre che ha ucciso sua figlia

(Mastronardi, Villanova, 2007)

 

 

L’argomento analizzato nel presente elaborato è di grande attualità. In questi ultimi anni la cronaca nera italiana si è molto occupata dei delitti avvenuti entro le mura domestiche, soprattutto nei casi di vittime minorenni. I mass-media hanno trattato, con interesse quasi “ossessivo”, alcuni dei delitti infra-familiari più cruenti ed efferati. Gli omicidi infra-familiari, tuttavia, si consumano con un’incredibile frequenza e poco si conciliano con la loro spettacolarizzazione mediatica.

Questa tipologia di delitto è la manifestazione del lato più deviato e disturbato dei rapporti familiari e, soprattutto, dei legami di sangue (Merzagora Betsos, 2003; Bramante, 2005).

La casa, che nell’immaginario comune è vista come il luogo sicuro per eccellenza, è attualmente, sempre più spesso, teatro di violenze e omicidi.

Qualsiasi tipo di violenza agita all’interno delle mura domestiche è un avvenimento che trasgredisce non solo il Codice Penale ed i Diritti Umani, ma anche la fiducia nei primi rapporti affettivi dell’infanzia che ogni individuo instaura.

Il figlicidio, in particolare, dà origine a reazioni spesso contraddittorie nella società. Se da una parte, infatti, l’uccisione di un figlio viene considerata una grave trasgressione ad un ruolo e ad un modello di comportamento socialmente riconosciuti come connaturati nell’essere umano (Nivoli, 2002; Merzagora Betsos, 2003; Bramante, 2005), d’altra parte, invece, nell’ambito giuridico vi è un atteggiamento di “comprensione” che induce a trattare l’infanticida con indulgenza e a giustificare il delitto, tirando in causa le particolari condizioni psichiche in cui si trovava l’infanticida al momento del parto (Catanesi, Troccoli, 2004; Stanton, Simpson, 2000).

Con il passare del tempo è stata smentita l’ipotesi secondo la quale la maggior parte delle donne infanticide vivessero in una condizione di difficoltà economiche e sociali (D’Orban, 1970). Gli studi più recenti (Merzagora Betsos, 2003; Bramante, 2005) evidenziano due aspetti importanti del figlicidio: situazioni e dinamiche personali e familiari più complesse di quanto si pensasse in passato ed il rilievo dei fattori psicopatologici.

L’infanticidio infra-familiare è un reato molto complesso sia per le dinamiche familiari che esso implica sia per il frequente legame che intrattiene con la patologia mentale. Questo è un tipo di reato particolare, tale che gli ordinamenti penali di quasi tutti i paesi del mondo limitano la pena per la madre, considerando l’infanticidio meno grave rispetto al figlicidio. In Italia l’infanticidio è tale se avviene immediatamente dopo il parto, in una condizione fisica e psichica alterata da parte della donna (Stanzani, Stendardo, 2003). 

Secondo gli ultimi rapporti Eures-Ansa sui “Delitti in famiglia”, in Italia tra il 2004 ed il 2008 sono stati uccisi 113 bambini dai propri genitori, pari in media a 22,6 casi l’anno e 1,9 casi al mese. Nel 60% dei casi l’autore del delitto era il padre e nel 40% dei casi era la madre. In 75 casi si è trattato di un singolo omicidio, mentre in 26 casi si è trattato di omicidi multipli. Tra questi ultimi casi, sono da segnalare 6 stragi familiari, con 2 o più figli uccisi dal padre o dalla madre. In seguito al delitto, si sono suicidate circa 27 persone (26,2) e hanno tentato il suicidio circa 17 persone (16,5).

Nel quinquennio considerato nell’indagine, l’anno che è risultato più cruento è il 2007 con l’uccisione di 27 figli, mentre l’anno con il minor numero di eventi delittuosi in famiglia è il 2005 con 18 vittime minorenni.

L’infanticidio colpisce prevalentemente i bambini nell’infanzia e nella preadolescenza. Tra il 2004 ed il 2008, infatti, sono stati compiuti 22 infanticidi (nei primi giorni di vita), 6 omicidi con vittime con meno di un anno, 21 omicidi con vittime tra 1 e 5 anni, 15 omicidi con vittime tra 6 e 10 anni.

Secondo il rapporto Eures-Ansa del 2009 sugli “Omicidi in famiglia”, nel 2008 sono stati compiuti 171 omicidi, di cui il 28% erano omicidi volontari. Tra le vittime, tuttavia, i figli dimostrano di avere la percentuale minore: nel 32,7% dei casi la vittima era il coniuge, nel 12,8% dei casi la vittima era il genitore, nel 12,2% dei casi le vittime erano i figli.

È da notare, tuttavia, che con il passare degli anni la percentuale di infanticidi è continuata a crescere. Si è passati, infatti, dalle 12 vittime del 1998 alle 14 del 1999, dalle 20 vittime del 2000 alle 63 vittime del 2001 (Patrignani, 2002).

In base a questi dati si è ritenuto interessante avviare uno studio che prendesse in esame il fenomeno dell’omicidio infantile infra-familiare nelle sue varie declinazioni (feticidio, neonaticidio, infanticidio, figlicidio) in relazione alle dinamiche familiari che possono fungere da fattori scatenanti la violenza domestica ed alla patologia mentale.

Si è ritenuto, inoltre, interessante esaminare un caso di duplice figlicidio avvenuto pochi anni fa, del quale il processo è tuttora in corso. Questo complesso caso di figlicidio è stato ritenuto esemplificativo delle dinamiche trattate nel presente elaborato.

La volontà di analizzare questi aspetti, nasce dall’intento di porre chiarezza sulle dinamiche e sui fattori di rischio alla base di comportamenti così problematici e distruttivi e di andare oltre la spettacolarizzazione mass-mediatica che, solitamente, ne viene fatta.

Nel primo capitolo verrà analizzato il reato di omicidio di un bambino all’interno della famiglia. Sarà posta attenzione alle distinzioni terminologiche necessarie all’interno di questo ampio fenomeno multisfaccettato. Tali distinzioni riguardano il collocamento temporale del delitto nella vita della giovane vittima e sono importanti sia per i risvolti psicologici che possono avere sia per le finalità giuridiche. Si distinguono, in particolare, quattro categorie di omicidio del bambino: il feticidio (uccisione del bambino durante il parto); il neonaticidio (uccisione del neonato entro le prime ventiquattro ore dalla nascita); l’infanticidio (uccisione del bambino tra i sei mesi ed il primo anno di vita); il figlicidio (uccisione del figlio oltre il primo anno di vita, ma ancora minorenne). Sarà, inoltre, svolto un excursus storico ed antropologico sul figlicidio, prendendo in esame non solo il figlicidio nel mondo degli esseri umani, ma anche quello nel mondo animale. Grande attenzione sarà dedicata ai fattori di rischio, alle motivazioni che pongono in essere l’infanticidio ed alla fenomenologia dello stesso. A conclusione del capitolo, sarà presentato un modello di classificazione che prende in esame tutti i delitti che possono presentarsi in ambito familiare.

Il secondo capitolo sarà dedicato allo stretto legame che può esistere tra l’infanticidio e le dinamiche familiari e la patologia mentale. In particolare verranno analizzati alcuni disturbi psichiatrici (i Disturbi Gravi di Personalità, la Psicopatia, la Nevrosi, il Disturbo Dissociativo dell’identità, la Follia Indotta, le Perversioni sessuali, la Schizofrenia e le Insufficienze Mentali) che possono fungere da cause scatenanti gli atti di criminalità. Un altro versante di studio, di grande interesse per la tematica trattata, riguarda la Sindrome del Bambino Maltrattato, perché molto spesso l’atto omicida consegue all’abuso fisico. Per Abuso Fisico non deve intendersi solo l’abuso sessuale, ma anche la violenza fisica, la violenza psicologica, l’incuria, la Sindrome di Münchausen per Procura ed il Medical shopping per Procura. A conclusione del capitolo verranno trattate le principali patologie che, soprattutto nelle madri, possono essere causa di figlicidio: i Disturbi dell’identità ed i Disturbi gravidici e successivi al parto come il Maternity Blues, la Depressione Post-partum e la Psicosi puerperale.

L’ultimo capitolo è stato dedicato ad un recente caso di duplice figlicidio agito da una madre. In questo caso di duplice omicidio aggravato (questa è stata l’accusa iniziale per la madre) la tragedia dell’omicidio si è incrociata con una difficile situazione familiare (la recente separazione della donna dal marito, la solitudine della donna nel dover affrontare l’autismo di cui, probabilmente, erano affetti entrambi i bambini) e con la patologia mentale (dalle perizie effettuate in sede giudiziaria si è riscontrata una crisi maniacale nell’ambito di un disturbo bipolare). Per questi motivi, la donna è stata dichiarata incapace di intendere e di volere. Di conseguenza la decisione finale del processo, che non è stato ancora concluso, potrebbe propendere per la non imputabilità della donna.

Lo scopo principale di questo lavoro è stato quello di evidenziare il legame sottile e preciso che si può riscontrare tra le relazioni affettive infra-familiari e la patologia mentale e nei casi estremi, tra queste ultime ed il reato. Il reato fa venire allo scoperto le vere componenti del disagio familiare e sociale che può vivere una persona (Papapietro, Barbo, 2005).

 


 



Note biografiche sull'autore


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Katia Palazzolo nasce a Modica (RG) il 19 Dicembre 1987 e, attualmente, vive a Ragusa.

Ha conseguito la Laurea Breve in Scienze e tecniche psicologiche l’8 aprile 2010 presso la Libera Università Kore di Enna, con votazione 105/110. Il 13 Marzo 2013 ha conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia (indirizzo giuridico-istituzionale) presso l’Università di Catania, con votazione 110/110 e lode.

Ha svolto tirocini professionalizzanti presso il Dipartimento di Salute Mentale di Ragusa e presso il consorzio “Il Nodo” di Catania, occupandosi di educativa di strada ed intervento sul disagio presso i quartieri disagiati del territorio catanese. Nel periodo tra l’1 Novembre 2009 e l’1 Novembre 2010 è stata coinvolta in un progetto promosso dall’associazione “Panta rei Onlus” denominato “I.S.I.: Integrazione e Sviluppo Interculturale”, svolgendo attività formative e di counseling destinate ad utenti extra-comunitari.

Attualmente svolge tirocinio presso il Dipartimento di Salute Mentale di Ragusa, diversificando la sua attività nell’ambito della patologia psichiatrica grave e nell’ambito della Sindrome di Alzheimer e delle Demenze Senili.

 










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Ultimo Aggiornamento: venerdì, 24 novembre 2017 01:34





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